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Come sono
nate le galassie
Mentre
le stelle che stanno nascendo si possono vedere, perché questo
processo si ripete continuamente, è difficilissimo vedere direttamente
lo sviluppo iniziale delle galassie, perché ciò è
avvenuto tantissimo tempo fa, quindi, in virtù dell'espansione
dell'Universo, a una distanza enorme: spiegare la nascita delle galassie
è pertanto un compito molto arduo. Attualmente si dà maggiore
credito alla teoria secondo la quale le galassie si sarebbero formate
dall'accumulazione di singoli pezzi, piuttosto che a quella che le fa
derivare dal collasso di una nube di gas gigantesca. Tutte le teorie ipotizzano
che, affinché le galassie esistano, ci devono essere state delle
piccole disomogeneità nella materia uniforme dell'Universo primordiale,
cioè delle piccole irregolarità locali che sarebbero poi
evolute per dar luogo a strutture più grandi. Tali disomogeneità
sono state osservate per la prima volta nel 1992 dal satellite Cobe sotto
forma di piccole fluttuazioni di temperatura nella radiazione cosmica
residuo del Big Bang che permea omogeneamente l'Universo: la loro misurazione
precisa è importante perché permette di limitare il periodo
di tempo in cui sono nate le galassie.
Le osservazioni effettuate sulle galassie, sia nel campo ottico sia in
quello radio (che permette uno studio più esteso) rivelano che
la maggior parte di esse sono piatte nelle regioni centrali del disco
e incurvate in quelle esterne. Le regioni esterne sono le meno luminose,
quindi le più difficili da osservare in dettaglio; il fenomeno
della curvatura si utilizza pertanto anche per determinare le loro proprietà
fisiche, e anche quelle di altre parti della galassia che non si possono
ben osservare. Le informazioni ottenute in questo modo dipendono però
dal modello teorico assunto per spiegare la curvatura. Tra le teorie che
spiegano la curvatura c'è quella che considera come causa la forza
di gravità: le regioni esterne della galassia sono incurvate perché
meno legate alle forze gravitazionali che confinano il disco in un piano;
inoltre, esse risentono maggiormente dell'influenza delle galassie vicine.
Secondo un'altra teoria, la curvatura deriverebbe dal fatto che il campo
magnetico presente nella galassia cambia di intensità nel passaggio
dalle regioni interne a quelle esterne del disco. Un altro modello spiega
il fenomeno con la perturbazione introdotta da un accrescimento continuo
di materia.
L'idea che le galassie siano concentrazioni di stelle e gas interstellare
ben localizzate nell'Universo e non interagenti tra loro è rimasta
valida fino a circa la metà degli anni Cinquanta del XX secolo.
Le osservazioni fatte lungo tutto lo spettro elettromagnetico, dalle onde
radio ai raggi X, hanno cambiato significativamente questa visione: è
diventato evidente che le collisioni tra galassie sono fenomeni tutt'altro
che rari nell'Universo. Nel 1956 fu ipotizzata la collisione di due galassie
per spiegare come effetto di marea le strutture filamentose e spiraleggianti
che si osservano qualche volta nei loro pressi. L'intensa emissione infrarossa
osservata durante una collisione tra galassie è dovuta al gran
numero di stelle che nascono in questa situazione, nella quale si verifica
una forte condensazione di materia interstellare: la luce emessa dalle
calde stelle appena nate viene assorbita dalla gran quantità di
polvere che le circonda e riemessa poi a lunghezze d'onda maggiori, in
infrarosso. Negli anni Ottanta il satellite IRAS ha scrutato l'intero
cielo in infrarosso, individuando un centinaio di galassie, una delle
quali con una luminosità enormemente più grande di quella
solare.
Durante una collisione tra galassie le stelle in esse presenti raramente
si scontrano tra loro, perché le loro dimensioni sono molto piccole
se confrontate con le tipiche distanze che le separano. Lo scontro è
invece inevitabile per il materiale che si trova tra le stelle, costituito
da nubi di gas e particelle di polvere fortemente a contatto. L'aumento
di pressione causato dalla collisione fa aumentare ancora di più
la densità del materiale interstellare e crea le condizioni necessarie
per la nascita di nuove stelle attraverso il collasso gravitazionale.
Le
galassie possono raggrupparsi in numero elevato (fino a migliaia di componenti)
per costituire grandi strutture. Questi enormi raggruppamenti di galassie
si estendono su un raggio tipico di 2-5 megaparsec e si presentano in
forma regolare, con una forte concentrazione centrale, oppure irregolare
(un esempio di quest'ultimo tipo è l'Ammasso della Vergine, il
più vicino alla Terra). Nonostante queste enormi concentrazioni
di materia, l'Universo è sufficientemente grande da essere considerato
su vasta scala omogeneo: infatti, fra gli ammassi esistono regioni molto
più ampie che contengono pochissime galassie. La scoperta degli
ammassi di galassie è molto importante dal punto di vista cosmologico,
perché contribuisce a conoscere meglio il valore della densità
di materia del Cosmo. Da tale valore si può stabilire la curvatura
dell'Universo e il suo destino, se cioè continuerà a espandersi
per sempre, oppure se fermerà la sua espansione,contraendosi su
sé stesso; affinché quest'ultima eventualità sia
possibile, la densità di materia deve superare un valore critico,
oltre il quale l'attrazione gravitazionale tra la materia dell'Universo
è in grado prima o poi di contrastare le forze responsabili dell'espansione.
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