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Pianeti extrasolari
La
scoperta di un pianeta nella Galassia non può essere fatta osservando
la luce visibile, ma soltanto misurando una debole emissione infrarossa
o, soprattutto, valutando gli effetti indiretti che il pianeta provoca
sull'astro attorno al quale ruota. I pianeti, a differenza delle stelle,
non brillano di luce propria e possono essere visti soltanto perché
riflettono la luce di stelle vicine; ma mentre nel Sistema Solare la luce
riflessa può essere vista, a grande distanza dalla Terra la luce
riflessa è troppo debole rispetto a quella delle stelle circostanti.
Una conferma dell'esistenza di un pianeta è l'occultazione periodica
della stella attorno alla quale il pianeta orbita, dovuta al fatto che
esso si interpone regolarmente sulla visuale dell'astro. Un'altra conferma
è l'oscillazione periodica della stella causata dalla forza gravitazionale
del pianeta, valutabile attraverso lo spostamento dell'astro lungo la
visuale terrestre. Calcolando l'entità di questa perturbazione
sul moto orbitale e sulla velocità della stella, utilizzando le
leggi della dinamica si può risalire alla massa e alle dimensioni
del pianeta, e al raggio e al periodo dell'orbita. Questa tecnica può
comunque essere utilizzata solo per scoprire pianeti di grande massa,
in grado di causare segnali oscillanti che possano essere rivelati dagli
strumenti (nel caso di Giove, il pianeta più grande del Sistema
solare, la variazione di velocità indotta sul Sole è, per
un osservatore esterno, di 12 m/s, mentre per Saturno l'effetto è
di soli 2,7 m/s). Per i pianeti più piccoli si è rivelata
interessante la tecnica chiamata di "microlente gravitazionale",
che utilizza un effetto previsto dalla relatività generale e verificato
sperimentalmente: la luce di una stella viene deviata dalla massa di un
pianeta (o di un'altra stella) che si trovi in prossimità della
linea di vista di un osservatore, producendo un'immagine deformata della
stessa sorgente. Il pianeta agisce quindi come una piccola lente, facendo
brillare improvvisamente la stella che in quel momento è allineata
con l'osservatore. Se invece di una singola stella si è in presenza
di un sistema binario, quello che si osserva è uno scintillìo
simile al riflesso del tramonto sull'acqua.
L'individuazione diretta di un pianeta attraverso il suo transito davanti
al disco di una stella è un altro banco di prova per i metodi di
scoperta indiretti. Durante l'eclissi il pianeta provoca una diminuzione
della luminosità della stella: per i pianeti come Giove questo
effetto può essere apprezzato anche con strumenti astronomici non
sofisticati. L'osservazione dell'ombra del pianeta durante il suo passaggio
davanti alla stella permette di calcolarne il diametro, quindi le dimensioni.
Dalla misura della massa (ricavata dall'entità delle perturbazioni
indotte sulla stella) si può pertanto risalire alla densità
del pianeta, parametro importante per sapere se il corpo celeste in questione
è gassoso (come Giove) o solido (come la Terra).
Per l'elenco aggiornato di tutti i pianeti extrasolari scoperti, clicca
qui.
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