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Redshift
(spostamento verso il rosso)
A causa dell'espansione dell'Universo, tutte le galassie, compresa la
nostra, si stanno allontanando le une dalle altre e i segnali che provengono
da esse arrivano sulla Terra con un incremento della lunghezza d'onda
rispetto a quando sono stati emessi. Tale fenomeno si chiama 'redshift'
perché nel visibile produce uno spostamento verso il colore rosso
dei segnali elettromagnetici emessi dalle galassie. L'effetto è
tanto maggiore quanto più velocemente le galassie si allontanano,
quindi quanto più esse sono lontane. Il redshift si calcola piuttosto
facilmente misurando la differenza tra la lunghezza d'onda dei segnali
in arrivo dalle galassie e quella delle analoghe emissioni prodotte in
laboratorio. Conoscendo il tasso di espansione attuale dell'Universo,
la misura del redshift permette di valutare l'epoca delle galassie osservate,
cioè il tempo impiegato dalla luce delle galassie per raggiungere
la Terra. Per facilitare il calcolo di grandi redshift si utilizzano filtri
con cui si ottengono immagini di diversi colori, in cui le galassie più
distanti risaltano rispetto al fondo costituito dalle galassie vicine.
orologi
Approfondiamo l'argomento, perché bisogna dargli la giusta interpretazione.
La cosmologia moderna nasce con la legge di Hubble v=Hd,
che lega in modo proporzionale la velocità v di allontanamento
delle galassie alla loro distanza d (H è la costante
di Hubble): le galassie più distanti si allontanano più
velocemente. Questa legge deriva da osservazioni che mostravano che tutte
le righe spettrali delle galassie sono spostate verso il rosso (redshift)
e che tale effetto è proporzionale alla luminosità apparente
delle galassie, legata alla loro distanza. Il redshift misura quindi la
velocità di allontanamento di una galassia ed è definito
come segue
z=(loss–lem)/lem
dove loss e lem sono rispettivamente la lunghezza
d'onda della radiazione osservata al telescopio e quella di analoghe emissioni
prodotte in laboratorio. I valori di z vanno da zero a infinito
e per piccoli valori si ha l'approssimazione z≈v/c,
con c velocità della luce nel vuoto. Per grandi valori
di z, la relazione tra il redshift e la velocità di allontanamento
delle galassie è più complessa e tiene conto delle correzioni
relativistiche. Per piccole velocità i redshift nei due casi coincidono,
perché le differenze sono incluse negli errori sperimentali. Si
ha che z=0 corrisponde a v=0 e z infinito corrisponde
a v=c.
Il redshift va interpretato nel modo giusto. L'effetto è analogo
a quello per cui la lunghezza d'onda (o, equivalentemente, la frequenza)
di una sorgente sonora o luminosa aumenta o diminuisce a seconda se essa
si allontana o si avvicina da noi, noto come effetto Doppler. Un esempio
tipico è la percezione che si ha nell'avvicinamento e nell'allontanamento
di una sirena o di una moto: si avverte un suono più acuto via
via che la sorgente sonora si avvicina e meno acuto quando si allontana.
Il redshift delle galassie va però inquadrato nella giusta collocazione
cosmologica e non può essere fatto derivare dall'effetto Doppler,
che non ha niente a che fare con l'espansione dell'Universo, perché
descrive soltanto l'allontanamento di oggetti nello spazio e non di oggetti
(galassie) che si dilatano con lo spazio. Il redshift è il risultato
dello stiramento dello spazio-tempo; anche la luce ne subisce l'effetto.
Per la descrizione dell'effetto Doppler è sufficiente utilizzare
la geometria euclidea e la relatività ristretta; nel caso dell'espansione
dell'Universo la teoria giusta è invece la relatività generale,
che lega la presenza di materia alla geometria dello spazio. Questo punto
è molto importante e spesso non è sottolineato nel modo
corretto.
Nella relatività generale, gli oggetti si considerano depositati
nello spazio, e lo spazio si espande: bisogna pertanto studiare con quale
legge lo spazio si espande e gli opportuni parametri cosmologici. Si
ha una differenza concettuale e numerica molto netta tra il caso dello
spazio euclideo statico in cui gli oggetti si allontanano e il caso in
cui gli oggetti stanno nello spazio (lo spazio-tempo) che si allontana.
Il punto importante è che nel calcolo del redshift considerato
come derivante dall'effetto Doppler e con l'uso della relatività
ristretta, la velocità non può superare quella della luce.
In realtà, studiando l'Universo non si possono usare le formule
della relatività ristretta, perché l'Universo non è
un unico sistema inerziale: si possono individuare tanti sistemi inerziali,
separati gli uni dagli altri, in ciascuno dei quali la velocità
non può superare quella della luce, ma un sistema inerziale può
andare a qualsivoglia velocità rispetto a un altro. Nella relatività
generale non c'è un limite alla velocità di espansione dell'Universo,
che può tranquillamente superare la velocità della luce
(perché, si ripete, non siamo in presenza di un movimento reale
tra oggetti, ma di una dilatazione dello spazio tra essi). Se si imposta
un limite alla velocità massima raggiungibile, la formula che ne
deriva è inevitabilmente quella dell'effetto Doppler. Anche la
versione relativistica di questa formula prevede sempre v minore
di c, quindi è scorretto utilizzarla per il calcolo della
velocità di espansione dell'Universo (la formula giusta prevede
l'uso di parametri cosmologici).
Esiste quindi una profonda distinzione tra quello che ha osservato Hubble
e la successiva interpretazione in termini di relatività generale.
Per redshift piccoli le cose vanno bene, sia in relatività ristretta
sia in relatività generale: in pratica si ha uno spazio euclideo
quasi statico e le cose coincidono. Un punto chiave della cosmologia moderna
è che sino a redshift dell'ordine di 1, dove sono state fatte misure
abbastanza accurate di distanze, non si è in grado di distinguere
un'espansione nello spazio-tempo da un allontanamento.
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