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Prima del
Big Bang...
La
teoria cosmologica del Big Bang descrive l’espansione dell’Universo
a partire da un singolo punto, di 13,7 miliardi di anni fa, ma non spiega
cosa c’era prima. Quest’ultima questione viene spesso ignorata
dai cosmologi perché considerata improponibile, in virtù
del fatto che spazio, tempo e materia sono nati con il Big Bang.
La teoria gravitazionale che descrive l’evoluzione dell’Universo
è la relatività generale di Einstein; questa però
è una teoria classica (cioè in essa non sono presenti
considerazioni di fisica quantistica), e andando indietro nel tempo
è valida soltanto fino a un certo punto, oltre il quale l’Universo
era così piccolo da poter essere descritto soltanto da una teoria
quantistica della gravitazione.
Per la precisione, la nostra conoscenza sull'evoluzione dell'Universo
si ferma a 10–43 s dopo il Big Bang. Prima di tale
tempo, detto tempo di Planck, lo spazio e il tempo diventano concetti
indefiniti e vanno riconsiderati alla luce di teorie alternative che
tengano conto degli effetti quantistici.
Agli inizi del secolo scorso si pensava che l'Universo fosse statico,
poi la scoperta fatta da E. Hubble nel 1929 che le galassie si stanno
tutte allontanando le une dalle altre, unita ad altre evidenze sperimentali,
tra cui l'esistenza di una radiazione cosmica di fondo ancora misurabile
interpretata come il residuo del Big Bang, ha definitivamente sancito
che questa convinzione era sbagliata: l'Universo si sta espandendo,
a partire da un'epoca in cui tutta la materia era condensata in un punto
a energia infinita (una situazione estrema di questo tipo, in cui le
leggi della fisica non sono più valide, è detta singolarità).
In questo modello di Universo in espansione l'inizio è inevitabile
e la questione di capire cosa c'era prima è fondata. Una risposta
del tipo "la questione non si pone, perché spazio e tempo
sono nati con il Big Bang per cui domandarsi cosa c'era prima non ha
senso" sembra un modo per non affrontare il problema.
Secondo alcuni studi-simulazione, prima del Big Bang c’era già
un Universo in fase di contrazione caratterizzato da una geometria spaziotemporale
simile a quella dell’Universo attuale. Quando l’Universo
si è contratto fino a diventare un punto, le proprietà
quantistiche dello spazio-tempo hanno trasformato la gravità
da forza attrattiva a forza repulsiva e l’Universo è ‘rimbalzato’
espandendosi a partire dal Big Bang, nello stato che ancora oggi osserviamo.
Questa descrizione dell'Universo prima del Big Bang s'inquadra nella
cosiddetta teoria delle stringhe, secondo la quale le particelle elementari
non sono da considerare puntiformi, bensì oggetti filamentosi
e unidimensionali: tutte le proprietà osservate derivano dal
modo con cui queste stringhe vibrano. La teoria delle stringhe spiega
anche situazioni quantistiche, come quelle dell'Universo in prossimità
del Big Bang. Una particolarità delle stringhe è che esse
possono ridursi di dimensione ma non annullarsi del tutto, per cui la
teoria cosmologica basata su di esse esclude l'esistenza di un Universo
ridotto a un punto come quello previsto dal Big Bang, considerato soltanto
una fase di un Universo eterno, che nella descrizione classica consideriamo
come inizio.
L’esistenza di un Universo precedente al Big Bang e la deduzione
delle sue proprietà derivano da approcci matematici in cui la
struttura dello spazio-tempo è considerata discreta, continua
solo in approssimazione: si tratta di un intreccio di filamenti quantistici
unidimensionali. Vicino al Big Bang, questa trama è violentemente
strappata e diventa importante la natura quantistica della geometria,
che rende la gravità fortemente repulsiva.
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