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Buchi neri


Un buco nero è una regione di spazio dove la forza di gravità è così intensa che nulla, nemmeno la luce, può sfuggire da esso (non si tratta di un buco nel senso usuale del termine, ma di una regione con una fortissima attrazione gravitazionale). Si forma al termine della vita di una stella di grande massa (più di otto volte la massa del Sole), quando questa ha consumato al suo interno tutto il combustibile nucleare e non ha più l'apporto della pressione generata dalle reazioni nucleari per controbilanciare l'attrazione gravitazionale che tende a far collassare la stella su sé stessa. L'evoluzione finale delle stelle prevede tre possibili scenari. Se la massa finale della stella (durante la loro evoluzione le stelle possono perdere una parte considerevole della loro massa) è minore di circa 1,4 masse solari (limite di Chandrasekhar), la stella si contrae fino a diventare un oggetto di grande densità, ma comunque ancora stabile (nana bianca), perché la pressione verso l'esterno che ferma il collasso gravitazionale è garantita dal principio di esclusione di Pauli fra gli elettroni presenti (in parole povere, le leggi della meccanica quantistica impediscono agli elettroni di condensarsi oltre un certo limite). Per una stella di almeno otto masse solari, la contrazione gravitazionale ha la meglio e la stella esplode come supernova, espellendo nello spazio circostante gran parte del materiale; rimane un nucleo centrale, che se ha massa fino a tre volte quella del Sole (il valore limite è incerto e dipende dalle proprietà della materia alle altissime densità) si compatta a una densità molto maggiore di quella delle nane bianche ma comunque ancora in uno stato di equilibrio (stella di neutroni), con il collasso gravitazionale fermato dal principio di esclusione di Pauli questa volta tra i neutroni piuttosto che tra gli elettroni. Se la massa del nucleo è superiore a tre masse solari, nulla può impedire il collasso gravitazionale e la stella diventa un buco nero, con una densità così elevata (quindi con una gravità così intensa) che la velocità di fuga è maggiore di quella della luce. La superficie ideale che fissa il limite oltre il quale nulla può sfuggire è detta orizzonte degli eventi. Un buco nero può anche formarsi per accumulazione continua di massa da una stella compagna con cui forma un sistema binario: per esempio, una stella di neutroni può attrarre massa dalla sua compagna fino a superare la massa critica e diventare un buco nero. In questo caso si parla di buco nero stellare, in quanto la massa non deve necessariamente essere molto elevata.
I valori delle masse riportati sopra sono indicativi, in quanto non si conosce ancora con precisione quanto massa deve avere una stella per formare un buco nero piuttosto che una stella di neutroni. Il metodo più affidabile per stimare la massa della stella progenitrice è mostrare che il buco nero o la stella di neutroni fanno parte di un ammasso di stelle, tutte della stessa età. Poiché le stelle con più massa evolvono più rapidamente di quelle meno massive, la massa di una stella può essere stimata se si conosce il suo percorso evolutivo. Le stelle di neutroni e i buchi neri sono al termine della loro vita, pertanto i loro progenitori devono essere stati tra le stelle con più massa dell'ammasso. Anche altri fattori indicano se una stella di grande massa diventerà una stella di neutroni o un buco nero: tra questi, la composizione chimica, la rapidità di rotazione, l'intensità del campo magnetico. Secondo alcuni studi teorici, le stelle di composizione chimica normale diventano buchi neri se hanno una massa compresa tra 25 e 40 masse solari. A conferma dell'incertezza che si ha in tali valutazioni, altri calcoli mostrano che stelle con tale massa non possono diventare buchi neri, ma soltanto stelle di neutroni, perché espellono massa con grande efficacia durante la loro vita.
Per definizione, un buco nero non può essere osservato direttamente. Può però essere identificato in modo indiretto grazie agli effetti gravitazionali che induce sulla materia circostante, per esempio dai raggi X emessi da gas e particelle che cadono verso il suo centro di gravità: nel processo di caduta, infatti, l'energia gravitazionale della materia si trasforma in energia cinetica, che aumenta sempre più all'aumentare della velocità, fino a raggiungere valori che portano la materia a temperature di alcuni milioni di gradi, cioè all'emissione di raggi X. Se un buco nero orbita attorno a una stella normale il sistema può diventare una cosiddetta 'binaria X': in questo caso fluisce continuamente verso il buco nero la materia sfuggita all'attrazione gravitazionale dell'altra stella. In realtà questo processo è molto più complesso, in quanto la materia proveniente dalla stella possiede un moto rotatorio e pertanto, prima di precipitare nel buco nero, inizia a ruotare attorno a esso, formando una struttura abbastanza stabile chiamata disco di accrescimento, dal quale le particelle scendono lentamente verso il buco nero.
La misura delle accelerazioni (più che quella delle velocità) di stelle in orbita attorno a un buco nero fornisce importanti informazioni sulle proprietà di quest'ultimo. L'accelerazione è un vettore, pertanto di essa si calcolano sia la direzione sia il valore assoluto. La posizione del buco nero si ricava dal luogo in cui si intersecano le direzioni delle accelerazioni di qualche stella. La massa invece si determina dal valore assoluto delle accelerazioni, se si conosce la distanza delle stelle dal buco nero: si utilizza semplicemente la legge di gravitazione universale. Questo metodo è comune in astronomia: anche la massa del Sole si misura osservando quanto velocemente i pianeti gli girano intorno. Per ricavare l'accelerazione delle stelle dalle osservazioni bisogna determinare con accuratezza la posizione degli astri e valutare come variano nel tempo le velocità dei loro spostamenti. Questo lavoro risulta più facile per le stelle che si muovono in modo più significativo, tipicamente quelle più vicine al buco nero. Affinché il calcolo delle accelerazioni non risulti affetto da errori, bisogna eliminare il tremolìo causato dalla perturbazione dell'atmosfera terrestre, per esempio prendendo immagini con brevi tempi di esposizione, in modo da 'congelare' il disturbo atmosferico.
In linea di principio non c'è alcun limite alla quantità di massa che un buco nero può possedere (l'importante è che sia compressa in uno stato di alta densità), ma poiché si pensa che la maggior parte di questi oggetti derivino dal collasso di stelle massive, ci si aspetta che la loro massa sia simile a quella di queste stelle. L'esistenza di buchi neri di grande massa costringe a rivedere le idee sulla natura di questi corpi celesti, quindi anche sulla loro reale età. Più un buco nero è massivo più esso occupa spazio. Infatti il raggio del suo orizzonte degli eventi (rg, raggio di Schwarzschild) cresce con la massa M, secondo la relazione rg=2GM/c2, dove G è la costante di gravitazione universale e c la velocità della luce nel vuoto: un buco nero con la massa del Sole avrebbe tale raggio di 3 km, mentre un buco nero con dieci volte la massa solare lo avrebbe di 30 km.
Sono detti attivi i buchi neri che stanno inglobando grandi quantità di materia; questa, nella veloce caduta, si scalda fino a milioni di gradi. Si pensa che la maggior parte delle galassie, compresa la nostra, contenga al centro un buco nero supermassivo, ma non c'è accordo tra gli astrofisici sul tipo di rapporto che esiste tra questi potenti oggetti e le galassie. Alcuni ipotizzano che i buchi neri siano i semi attorno ai quali si sono formate le galassie, cioè che essi abbiano agito come catalizzatori per la loro crescita. Altri sono convinti invece che i buchi neri supermassivi comincino a inglobare massa quando le galassie si sono già formate. Infine, non si esclude che i buchi neri e le galassie si siano sviluppati insieme.

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