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Supernovae di tipo Ia


Tra i fenomeni fisici importanti ai fini della valutazione delle distanze nell’ambito cosmologico, c’è quello importante delle supernovae di tipo Ia. L’evento supernova rappresenta una fase finale dell’evoluzione stellare, che si conclude con un’esplosione, quando all’interno di una stella medio-piccola viene a mancare il combustibile nucleare che la fa splendere, e quindi la pressione che era in grado di contrastare il peso degli strati esterni dell’astro. Sono diversi i tipi di supernovae, e tra questi quelli Ia si verificano nelle nane bianche e hanno una particolarità importante che ci aiuta a valutare le distanze nello spazio cosmico, dove a causa della mancanza di punti di riferimento è molto difficile farlo (ai fini della determinazione della costante di Hubble, cioè del tasso di espansione dell’Universo, conoscere le distanze delle galassie è fondamentale, insieme alla loro velocità, che si calcola piuttosto facilmente analizzando la luce che emettono).
Le supernovae di tipo Ia hanno l’importante caratteristica che presentano tutte la stessa luminosità assoluta, un parametro molto importante che unito alla luminosità apparente, ossia a quella misurata dalle osservazioni, che non tiene conto della distanza, ci fornisce la distanza stessa.
Le supernovae di tipo Ia possono essere di due tipi, tutte all’interno di un sistema binario, cioè di stelle doppie, in orbita l’una attorno all’altra. Nell’un caso una nana bianca cattura per attrazione gravitazionale materia dalla stella compagna, fino a che non ne accumula tanta da farla esplodere; nell’altro caso due nane bianche possono fondersi tra loro, fino a che possono esplodere ancora per un eccesso di massa.
Questi due modelli, per essere confermati, devono acquisire le conferme sperimentali che derivano dalle osservazioni. Alcuni dubbi riguardano il primo caso, dal momento che dopo l’evento supernova non esiste più traccia della stella compagna che ha ceduto materia alla nana bianca, una cosa strana poiché una stella di massa cospicua anche dopo averne ceduta una buona quantità dovrebbe essere in grado di continuare a brillare come una stella, magari più debolmente, e a essere quindi osservata, cosa che non succede.

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