Cosmored.it

Homepage

astrofisica
fisica e...
missioni spaziali
redazione
prontoscuola

Linee di
ricerca


Cosmologia
Spazio e tempo
Fisica quantistica
Stelle
Galassie
Sistema solare

Terra


cerca nel sito

offerte di lavoro
In fisica, astronomia,
industria spaziale

 

I nuraghi di Torralba (Sassari) e l’ammasso delle Pleiadi


Tra i tanti campi d’indagine scaturiti dallo studio della civiltà nuragica, una in particolare ha attratto gli studiosi, vale a dire la disposizione territoriale dei nuraghi. La collocazione di alcuni nuraghi su colli o piccoli rilievi orientò i primi studiosi a definire i nuraghi come delle fortezze più o meno complesse, poste su posizioni forti atte a difendersi dagli attacchi dei nemici. Con il progredire delle indagini si è potuto constatare come i nuraghi vennero edificati nelle più diverse condizioni altimetriche – si pensi al nuraghe Ruinas (Arzana), con relativo villaggio, costruito alla quota di 1200 s.l.m.–, oppure il criterio di scelta era strettamente correlato alla presenza abbondante della materia prima necessaria alla loro costruzione, cioè la roccia, in particolare il basalto. I nuraghi, dunque, vennero edificati in ogni posizione geografica, in montagna come in pianura, in prossimità dei fiumi o vicini alla costa. Se è vero comunque che alcuni nuraghi sembrano posti strategicamente a guardia degli ingressi di alcune vallate o in prossimità di importanti valichi utilizzati in passato per la transumanza del bestiame, è altrettanto vero che molti nuraghi vennero edificati in luoghi difficilmente difendibili oppure all’interno di territori che facilmente si prestano ancora oggi a fenomeni alluvionali o ancora in diversi casi essi sembrano disposti nel rispetto di rigide distanze reiterate più volte tra loro. A ogni modo, nonostante lo sforzo di eminenti studiosi e di validi ricercatori indipendenti, la disposizione territoriale dei nuraghi sembra sfuggire ai più noti modelli matematici proposti per le varie popolazioni preistoriche e protostoriche del continente europeo, come per esempio i poligoni di Thiessen o i bacini di approvvigionamento (site catchment).
All’interno di questo quadro brevemente tracciato, si pone la particolarissima disposizione dei monumenti nella cosiddetta valle dei nuraghi, nel territorio comunale di Torralba (Sassari), all’interno della quale domina incontrastato per bellezza, maestosità, ma anche per la complessità del progetto, il nuraghe Santu Antine (Santo Costantino), che, benchè non sia il più grande monumento eretto dai nuragici, è senza ombra di dubbio per la bellezza, l’armonia e anche per la complessità architettonica, il più raffinato dei nuraghi edificati dalla civiltà nuragica. È proprio il Santu Antine e i nuraghi a esso circonvicini che sono interessati dalla straordinaria coincidenza di essere disposti come le sette stelle dell’ammasso M45, più noto con il nome di Pleiadi. L’analisi territoriale di questa vallata evidenzia alcune altre corrispondenze tra un sistema di altri cinque nuraghi e un piccolo gruppo di altre cinque stelle che vennero rappresentate sul territorio allo stesso modo di come esse appaiono nel cielo; per certi versi quest’ultima disposizione è ancora più precisa di quella che interessa l’ammasso M45. I due sistemi sono comunque interdipendenti.

Nell’immagine sopra, estrapolata da una mappa stellare fornita gentilmente dall’UAI (Unione Astrofili Italiani), è stata ottenuta affiancando al nome delle stelle il nome dei nuraghi interessati allo studio di questa ricerca. La reale disposizione territoriale dei nuraghi è evidenziata attraverso l’utilizzo di Google Earth. Come si può ben vedere, la distribuzione dei due sistemi nello spazio e sul territorio è veramente impressionante (v. immagine sotto).

Ma passiamo ora al vaglio alcuni dati che scaturiscono dall’analisi territoriale e archeologica dei nuraghi coinvolti in questo studio. Innanzitutto tutti i nuraghi posti intorno al Santu Antine distano da quest’ultimo tra 800 e 1200 m. Essi sono: nuraghe Culzu (Sterope), nuraghe Longu (Taygeta), nuraghe Fraigas (Celaeno), nuraghe Banzalzas (Electra), nuraghe Oes (Merope), nuraghe Cabu Abbas (Atlas). Un particolare che è stata una spinta per la ricerca su questo comprensorio è l’inspiegabile vicinanza tra tutti questi nuraghi, in particolar modo i nuraghi Culzu e Lungu, che distano tra di loro 180 m. L’esistenza di due nuraghi così ravvicinati non può essere giustificata con ipotesi quali presidio del territorio, luoghi per l’accumulo delle derrate o delle ricchezze del clan, ‘fortezze nemiche’ o quantaltro. Inoltre i due nuraghi sono posti in leggera depressione, tanto che ancora oggi, in presenza di abbondanti precipitazioni, si trasforma in un acquitrino anche per lunghi periodi: è possibile che i nuragici decisero di vivere in un luogo così malsano? Il nuraghe Fraigas, invece, dista dal nuraghe Longu trecento m: ciò vuol dire che in poco meno di 500 m. insistono ben tre nuraghi. A quali necessità poteva dare risposta la disposizione di questi tre nuraghi?
Un’altra particolare corrispondenza si coglie nella disposizione delle due stelle Taigete ed Elettra, le quali a un’osservazione empirica, quale dovette essere quella dei nuragici, sembrano collocate alla stessa distanza da Alcyone. In realtà i due nuraghi che rappresentano queste due stelle che corrispondono al Longu e al Banzalzas distano entrambi dal nuraghe Santu Antine 1,2 km. Lo stesso discorso è valido per altri due nuraghi: l’Oes ed il Cabu Abbas. Questi nuraghi rappresentano le stelle Merope e Atlas e distano dal Santu Antine rispettivamente 830 e 840 m, un’equidistanza che sembra rappresentare, sempre a una osservazione empirica, le distanze che intercorrono rispettivamente tra Alcyone e Atlas e tra Alcyone e Merope. Ma la corrispondenza più eclatante riguarda il nuraghe Santu Antine e la stella Alcyone: entrambi infatti rappresentano, all’interno dei rispettivi sistemi, gli elementi più significativi, essendo il Santu Antine il nuraghe più bello e maestoso dei sette, mentre Alcyone risulta essere la stella più luminosa dell’ammasso delle Pleiadi; inoltre essi occupano la medesima posizione all’interno dei due sistemi. Da un punto di vista meramente archeologico stupisce, invece, la decisione assunta dai nuragici di edificare il Santu Antine proprio in quel punto. Studi condotti da operatori del settore hanno dimostrato come tutti i nuraghi in questione poggino le loro assise di base su dei plateaux rocciosi o nella peggiore delle ipotesi ai margini di questi; l’unico nuraghe che fa eccezione è proprio il Santu Antine che venne costruito nel centro della pianura alluvionale. Questa decisione comportò un surplus incredibile di lavoro da parte delle maestranze nuragiche, che dovettero provvedere a enormi opere di sbancamento e di riporto di terreno, nonché la predisposizione di una grande trincea larga 1,50 m, profonda 1,50 m per 140 m, tanto quanto la lunghezza del perimetro della cortina muraria del nuraghe trilobato. Tale trincea, inoltre, venne riempita di massi di basalto più consistente di quello degli alzati dello stesso nuraghe, proprio perché deputati a reggerne il peso. Tutto questo enorme sforzo costruttivo è dipeso dal fatto che il nuraghe doveva sorgere solo ed esclusivamente in quel punto. Ma allora ci domandiamo: se il Santu Antine doveva svolgere una funzione meramente difensiva, perché non edificarlo sopra una solida base rocciosa? Non possiamo certo credere che lo spostamento anche di qualche centinaia di metri avrebbe potuto inficiarne la funzione di baluardo difensivo. Un altro particolare che sembra porre in rapporto il sistema dei sette nuraghi che rappresentano le Pleiadi con i cinque nuraghi denominati Trigia, Ruiu, Tulis Basso, Tulis Alto e Lèndine è il seguente: se ci poniamo al di sopra del nuraghe Ruiu e da qui osserviamo il nuraghe Santu Antine, ci rendiamo conto che il Santu Antine, il Culzu e il Ruiu sono perfettamente allineati tra loro, e il medesimo discorso è valido, ancora una volta, tra il Santu Antine, il Tulis Alto e il Longu, che al di là di una piccola discrepanza di 5-6 m sono perfettamente allineati. Probabilmente questo è stato l’espediente utilizzato dai nuragici per poter completare con precisione geometrica il progetto che prevedeva di rappresentare alcune fra le stelle che circondavano l’ammasso delle Pleiadi (v. immagine sotto).

In questa vallata, dunque, i nuragici vollero edificare un sistema tale da riprodurre sulla Terra ciò che doveva loro essere particolarmente caro, tanto da onorarlo con un tale sistema di nuraghi. Ma perché i nuragici dovettero rappresentare proprio questo ammasso stellare? Purtroppo, o a seconda dei punti di vista, per fortuna, l’uomo moderno grazie a una scienza tecnologica che nell’ultimo settant’anni ha compiuto passi da gigante e si avvale di sofisticate apparecchiature per orientarsi nel territorio o anche negli spostamenti marittimi, oppure è in grado di prevedere in anticipo gli eventi climatici, tutte cose ormai date per scontate dalla nostra società ultratecnologica; invece l’uomo della preistoria e della protostoria (e in buona parte anche le società più propriamente storiche) dovevano utilizzare altri mezzi per stabilire, per esempio, il susseguirsi delle stagioni, e conseguentemente poter programmare, per esempio, le attività agricole. Svolgendo una ricerca sull’importanza che questo ammasso stellare potè avere sulle società antiche, si rimane colpiti dinanzi alla scoperta di come esso fosse conosciuto e onorato in tutto il pianeta e dalle più svariate popolazioni. Si citano soltanto alcuni esempi: per i Babilonesi, all’incirca nel 2000 a.C., il sorgere eliaco dell’ammasso delle Pleiadi corrispondeva all’inizio dell’anno. Omero, nel libro nel libro V dell’Odissea, mentre si appresta alla descrizione della partenza di Ulisse dall’isola di Ogigia, sede della ninfa Calipso, traccia la sua rotta marina tenendo bene in vista le Pleiadi e l’Orsa. A questo proposito è importante sottolineare come una parte degli studiosi moderni sostenga che il nome Pleiadi derivi dal verbo greco Pelen (plein), che significa appunto navigare; un’altra corrente di pensiero, invece, fa derivare il nome dal sostantivo greco Peleiaz-adoz, che significa colombe, e il mito narra come le ninfe che erano compagne di caccia di Artemide riuscirono a sfuggire a Orione soltanto dopo che si trasformarono in colombe, e tale inseguimento si perpetuerebbe nella volta celeste. Anche Esiodo contribuisce ad alimentare il filone che vede le Pleiadi come un ammasso celeste determinante ai fini dei lavori nei campi. Infatti, in Le opere e i giorni, che risale agli ultimi decenni dell’8° sec. a.C., ammonisce il fratello Perse circa l’importanza del lavoro quotidiano e di come fosse regolato dal sorgere e dal tramontare ciclico di queste stelle, con i seguenti versi: «quando le Pleiadi sorgono, figlie di Atlante, la mietitura comincia; l’aratura al loro tramonto […]. Questa è la legge dei campi sia per quelli che abitano le pianure vicino al mare, sia per quelli che abitano le opime terre». Ma ciò che più colpisce, come accennato poc’anzi, è la diffusione planetaria del culto delle Pleiadi: il gesuita Josè Guevara testimonia come presso il popolo dei Macobi, in Paraguay, tale ammasso fosse riconosciuto come il padre Creatore, e allo stesso modo venivano identificate dai Navajos, popolazione dell’Arizona. Da notare poi l’importanza che le Pleiadi ebbero per alcune popolazioni del Mesoamerica durante la cerimonia del ‘Fuego Nuevo’: ogni 52 anni i sacerdoti osservavano da un colle il passaggio allo zenit a mezzanotte delle Pleiadi. Se queste oltrepassavano il centro della volta celeste del loro orizzonte visivo, si sarebbe dato il via a un nuovo ciclo, altrimenti sarebbe sopraggiunta la fine del mondo. Come giustificare dunque l’importanza a livello planetario di queste stelle? E perché non possiamo ipotizzare che anche i nuragici avessero ideato una loro precisa ritualità per onorare, attraverso la disposizione dei nuraghi sul territorio, questo seducente ammasso stellare? (Augusto Mulas)

Per saperne di più
su questo argomento

Informazioni richieste


e-mail (per la risposta)


 

 

elenco schede su
TERRA


videocorsi online

Omegon Telescopio N 76/700 AZ-1 - astroshop.it  
acquista online
(clicca sull'immagine)