Simbolo |
Nome |
Significato |
Valore |
H0 |
costante
di Hubble |
velocità
attuale di espansione dell'Universo |
70,8±1,6
km/(s·Mpc) |
t0 |
età
dell'Universo |
tempo
trascorso dal Big Bang |
13,7±0,2
miliardi di anni |
W0 |
densità
totale |
densità
attuale di massa-energia, in unità di densità critica (densità
richiesta per un Universo piatto) |
1,02±0,02 |
WL |
densità
energia oscura |
densità
attuale di energia oscura,
in unità di densità critica |
0,73±0,04 |
Wm |
densità
della materia |
densità
attuale di materia soltanto,
in unità di densità critica |
0,27±0,04 |
Wb |
densità
barionica |
densità
attuale di barioni,
in unità di densità critica |
0,044±0,004 |
| td |
età
dell'Universo al disaccopiamento |
epoca
di formazione della radiazione cosmica di fondo |
379+8-7
migliaia di anni |
| zd |
redshift della
radiazione di fondo |
rapporto
tra la dimensione attuale dell'Universo e quella relativa all'epoca del
disaccoppiamento |
1089±1 |
| H0 |
La costante
di Hubble lega la velocità di allontanamento delle galassie
alla loro distanza, secondo la relazione v=H0d.
Questa legge (verificata sperimentalmente da Edwin Hubble nel 1929) è
la prova che l'Universo non è statico ma si sta espandendo e segna
l'inizio della cosmologia moderna. H0 è
pertanto una misura dell'attuale tasso di espansione dell'Universo, cioè
di quanto velocemente si allontanano le galassie (in km/s) in base alla
loro distanza (in Mpc, 1 Mpc=106 parsec). La determinazione
della costante di Hubble comporta misurazioni di velocità (ottenibili
facilmente) e di distanza (difficili da ottenere) delle galassie. L'unità
di misura di H0 è km/(s·Mpc).
Il rapporto H=v/d è in realtà
una funzione del tempo: ciò che si chiama costante di Hubble è
il valore della funzione H(t) per t=t0,
con t0 età attuale dell'Universo,
ossia H(t0)=H0.
È importante misurare con precisione la costante di Hubble perché
dal suo valore si determinano direttamente la densità critica e
l'età dell'Universo (v. oltre).
Esiste una relazione stretta tra i modelli cosmologici che assumono l'ipotesi
di un Universo omogeneo e isotropo (cioè le cui caratteristiche
siano indipendenti dalla posizione e dalla direzione) e la legge di Hubble:
quest'ultima si ricava da tali modelli e ciò porta alla conclusione
che in tale ambito l'Universo non può essere considerato statico.
La costante di Hubble è definita in questo caso come (dR/dt)/R,
con R=R(t) fattore di scala dell'Universo,
ossia esprime la variazione delle dimensioni dell'Universo. |
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| t0 |
Dalla legge di Hubble si
nota che la quantità 1/H0 ha le dimensioni
fisiche di un tempo. In effetti, poiché la costante di Hubble misura
il tasso di espansione attuale dell'Universo, estrapolando all'indietro
verso il Big Bang, dal suo inverso (o meglio, da una quantità proporzionale
al suo inverso) si può ottenere una stima dell'età dell'Universo,
in pratica il tempo impiegato dall'Universo per espandersi fino a oggi.
Per fare ciò bisogna però conoscere come il tasso di espansione
dell'Universo, cioè la quantità H(t) descritta
sopra, è variato nel corso del tempo, ossia se l'Universo ha rallentato
o accelerato la sua espansione (nei due casi, rispettivamente, l'Universo
risulta più giovane o più vecchio, perché l'espansione
è durata, sempre rispettivamente, di meno e di più). Ciò
dipende dal modello cosmologico adottato e dalla densità attuale
dell'Universo (v. oltre): più bassa è la densità di
materia, maggiore è l'età dell'Universo, perché estrapolando
all'indietro si ha una situazione in cui la materia non è stata in
grado di opporsi con la sua forza gravitazionale all'espansione dell'Universo,
cioè di rallentarla; l'età dell'Universo aumenta ancora se
è presente, come sembra, una forma di energia oscura in grado di
accelerare l'espansione (v. oltre). |
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| W0 WL Wm Wb |
Nell'assunzione che la materia
sia distribuita nell'Universo in modo omogeneo e isotropo (cioè che
appaia nello stesso modo dovunque e in ogni direzione), la distorsione dello
spazio-tempo (dovuta agli effetti gravitazionali della materia, secondo
la teoria della relatività generale) può presentarsi in una
delle tre seguenti forme (mostrate schematicamente nell'immagine a fianco) :
curvatura positiva ed estensione finita (W0>1), come la superficie
di una palla; curvatura negativa ed estensione infinita (W0<1), come la superficie
di una sella; curvatura piatta ed estensione infinita (W0=1), la concezione ordinaria
dello spazio (spazio euclideo).
Il parametro W0 rappresenta il valore, calcolato
sperimentalmente, della densità attuale di massa-energia dell'Universo
(nell'ambito della relatività generale massa ed energia si equivalgono),
espresso in unità di densità critica attuale rc, ossia W0=r/rc. La densità critica
rc è una quantità
teorica che corrisponde al caso di uno spazio piatto, ed è legata
alla costante di Hubble dalla relazione rc=3(H0)2/8pG. Con il valore attuale di H0
si ha che oggi rc=10-29 g/cm3
(approssimativamente, sei atomi di idrogeno per metro cubo). Si noti quanto
sia importante calcolare con accuratezza il valore di H0.
Quindi, se W0>1 (ossia r>rc), l'Universo è chiuso
e finito; se W0<1 (ossia r<rc), l'Universo è aperto
e infinito; se W0=1 (ossia r=rc), l'Universo è piatto
e infinito. Attualmente il valore di W0 è molto vicino a quello
di rc.
Alla valutazione osservativa di W0 contribuiscono diverse forme
di materia: la materia barionica, la materia oscura e l'energia oscura.
La densità barionica (espressa dal parametro Wb) è
la materia ordinaria, composta principalmente di protoni, elettroni e neutroni.
La materia oscura è una forma di materia non barionica che interagisce
debolmente con la materia ordinaria; essa non è osservabile direttamente,
bensì attraverso gli effetti della sua influenza gravitazionale (il
suo contributo si ricava sottraendo quello della materia barionica dal parametro
Wm, che esprime la densità
di materia barionica più quella di materia oscura). Infine, l’energia
oscura (WL) è una forma di materia sconosciuta,
(o una proprietà del vuoto, al quale è associata una densità
di energia), caratterizzata da una grande pressione negativa; è l’unica
forma di materia che può accelerare l’espansione dell’Universo.
Forti evidenze osservative indicano che attualmente l’Universo sta
attraversando questa fase di accelerazione. |
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| td
zd
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L'Universo primordiale era
costituito da un gas caldo di protoni ed elettroni, che emetteva, diffondeva
e riassorbiva continuamente le particelle di luce (fotoni). In questa situazione,
la forte interazione tra le particelle costringeva i protoni, gli elettroni
e i fotoni a comportarsi come un fluido, cosicché l'Universo era
opaco nei confronti dei fotoni della radiazione cosmica di fondo.
Come l'Universo si è espanso e la temperatura di questo fluido cosmico
è diminuita, gli elettroni e i protoni hanno potuto combinarsi insieme
per produrre atomi di idrogeno neutro. L'idrogeno è quasi completamente
trasparente nei confronti dei fotoni della radiazione cosmica di fondo,
che pertanto da questo momento (td)
hanno potuto propagarsi liberamente nell'Universo. La radiazione cosmica
di fondo che ancora si osserva si riferisce a quest'epoca, detta 'epoca
di disaccopiamento', con riferimento al fatto che da questo momento in poi
c'è stato disaccoppiamento tra la materia e la radiazione: in tutti
gli istanti precedenti la temperatura della radiazione coincideva con quella
della materia, poi la temperatura dei protoni e degli elettroni è
diminuita (la materia si raffredda più rapidamente della radiazione)
e i fotoni, disaccoppiati dalla materia, hanno avuto spazio libero nell'Universo.
Descriviamo la situazione in altri termini. Prima dell'epoca del disaccoppiamento
i fotoni erano continuamente deviati nel loro cammino dai protoni e dagli
elettroni e non potevano muoversi liberamente; da td
in poi la materia, passata allo stato neutro, si è così rarefatta
da diventare trasparente alla radiazione e il cammino libero medio dei fotoni
è diventato infinito. Ci si riferisce pertanto al tempo td
parlando anche di 'superficie di ultimo scattering' (cioè di ultima
deviazione, dei fotoni da parte dei protoni e degli elettroni), definita
come la superficie (la 'fotosfera') dell'Universo all'epoca del disaccoppiamento:
i fotoni della radiazione cosmica di fondo ci consentono di vedere nel passato
fino a tale superficie.
Con l'espansione dell'Universo la radiazione cosmica di fondo ha subito
un continuo allungamento di lunghezza d'onda (in sostanza, perdita di energia);
nell'ambito dello spettro elettromagnetico visibile, ciò corrisponde
a uno spostamento verso il colore rosso, o, con terminologia inglese, redshift.
Il parametro zd esprime il redshift
della radiazione cosmica di fondo nel momento in cui si è formata,
all'epoca del disaccoppiamento; nella descrizione dell'espansione dell'Universo
z indica anche quanto è cresciuto l'Universo, quindi zd
dà una misura della crescita dell'Universo dall'epoca del disaccoppiamento
td a oggi. |
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