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La fisica dei castelli di sabbia

Costruire castelli di sabbia è un divertente gioco dei bambini al mare (l'immagine mostra una costruzione fiabesca), ma rappresenta anche un interessante problema di fisica. Come si verifica banalmente sulla spiaggia, la sabbia umida è più stabile di quella secca, ma per capire da dove deriva questa maggiore stabilità bisogna sapere che succede quando la sabbia è bagnata.
Le particelle di sabbia hanno dimensioni che variano tra 0,05 e 2 mm e possiedono una forma irregolare, erosa da milioni di collisioni. Quando la sabbia è asciutta, l’attrito tra le particelle garantisce una debole forza di coesione, che però non basta a contrastare la forza di gravità, che fa cadere i cumuli di sabbia. L’aggiunta di acqua cambia notevolmente le proprietà della sabbia: la coesione tra i granelli umidi aumenta di molto grazie alla forza di attrazione che si instaura tra le molecole di acqua che circondano i granelli. Questa forza si chiama tensione superficiale ed è una caratteristica dei liquidi: le molecole superficiali sono attratte verso l’interno dalle molecole sottostanti. Si tratta della stessa forza che trattiene gli insetti sulla superficie di uno stagno o che permette a un liquido di fuoriuscire un po’ dal bordo di un bicchiere senza caderne fuori. La tensione superficiale agisce pertanto come un elastico, un collante, tra i grani di sabbia, creando una forza di attrazione tra essi che è assente nella sabbia asciutta. Quando si bagna la sabbia, ogni goccia d’acqua ‘cerca’ il contatto con la superficie di due o tre granelli; la tensione superficiale fa poi sì che si creino piccolissimi ‘ponti’ lungo i quali si trasmette la forza di attrazione che rende compatti i grani. La costruzione di un castello di sabbia stabile necessita del giusto rapporto tra acqua e sabbia: troppa poca acqua non è sufficiente a contrastare con la tensione superficiale la forza di gravità e i castello cade; viceversa, troppa acqua dissolve i ‘ponti’ creati dalla tensione superficiale e il castello diventa fanghiglia.
I granelli di sabbia più fini garantiscono una coesione maggiore: i litorali più adatti sono pertanto quelli bassi, dove c’è un continuo rimescolamento delle acque. Il sale contenuto nell’acqua di mare contribuisce a tenere saldo il castello, grazie al suo effetto collante, che si mantiene anche quando l’acqua comincia a evaporare: tale effetto è ben noto a tavola, dove nelle saliere il riso aggiunto serve ad assorbire l’umidità, per evitare che i granelli di sale si uniscano e formino grumi.
I materiali granulari come la sabbia hanno interesse fisico perché si comportano al tempo stesso come un liquido e come un solido: per esempio, la sabbia asciutta in un secchiello può rovesciarsi come un fluido ma può anche sostenere il peso di un sasso posto sulla sua superficie, anche se il sasso è più denso della sabbia. Questa proprietà li rende interessanti in diversi campi di applicazione, per esempio in quello industriale e farmaceutico. Anche la NASA ha spedito campioni di sabbia nello spazio a bordo di alcune sonde per studiarne le proprietà in assenza di gravità, in particolare per sperimentare se la coesione che la sabbia manifesta sulla Terra si mantiene anche nello spazio.


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