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Vita nell'Universo

La vastità del Cosmo ci autorizza a pensare che non siamo soli nell'Universo.
Ma esistono prove della presenza di extraterrestri?
E come possiamo scoprirli?

Alla ricerca della vita nell'Universo

Pianeti extrasolari

La scoperta di un pianeta extrasolare non può essere fatta osservando la luce visibile, ma soltanto misurando una debole emissione infrarossa o, soprattutto, valutando gli effetti indiretti che il pianeta provoca sull'astro attorno al quale ruota. I pianeti, a differenza delle stelle, non brillano di luce propria e possono essere visti soltanto perché riflettono la luce di stelle vicine; ma mentre nel Sistema Solare la luce riflessa può essere vista, a grande distanza dalla Terra la luce riflessa è troppo debole rispetto a quella delle stelle circostanti. Una conferma dell'esistenza di un pianeta è l'occultazione periodica della stella attorno alla quale il pianeta orbita, dovuta al fatto che esso si interpone regolarmente sulla visuale dell'astro.

Un'altra conferma è l'oscillazione periodica della stella causata dalla forza gravitazionale del pianeta, valutabile attraverso lo spostamento dell'astro lungo la visuale terrestre. Calcolando l'entità di questa perturbazione sul moto orbitale e sulla velocità della stella, utilizzando le leggi della dinamica si può risalire alla massa e alle dimensioni del pianeta, e al raggio e al periodo dell'orbita. Questa tecnica può comunque essere utilizzata solo per scoprire pianeti di grande massa, in grado di causare segnali oscillanti che possano essere rivelati dagli strumenti (nel caso di Giove, il pianeta più grande del Sistema solare, la variazione di velocità indotta sul Sole è, per un osservatore esterno, di 12 m/s, mentre per Saturno l'effetto è di soli 2,7 m/s).

Per i pianeti più piccoli si è rivelata interessante la tecnica chiamata di "microlente gravitazionale", che utilizza un effetto previsto dalla relatività generale e verificato sperimentalmente: la luce di una stella viene deviata dalla massa di un pianeta (o di un'altra stella) che si trovi in prossimità della linea di vista di un osservatore, producendo un'immagine deformata della stessa sorgente. Il pianeta agisce quindi come una piccola lente, facendo brillare improvvisamente la stella che in quel momento è allineata con l'osservatore. Se invece di una singola stella si è in presenza di un sistema binario, quello che si osserva è uno scintillìo simile al riflesso del tramonto sull'acqua.

 


L'individuazione diretta di un pianeta attraverso il suo transito davanti al disco di una stella è un altro banco di prova per i metodi di scoperta indiretti. Durante l'eclissi il pianeta provoca una diminuzione della luminosità della stella: per i pianeti come Giove questo effetto può essere apprezzato anche con strumenti astronomici non sofisticati. L'osservazione dell'ombra del pianeta durante il suo passaggio davanti alla stella permette di calcolarne il diametro, quindi le dimensioni. Dalla misura della massa (ricavata dall'entità delle perturbazioni indotte sulla stella) si può pertanto risalire alla densità del pianeta, parametro importante per sapere se il corpo celeste in questione è gassoso (come Giove) o solido (come la Terra).
Puoi scoprirel'elenco aggiornato di tutti i pianeti extrasolari.

 

Il progetto SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence)

Questo progetto è volto alla ricerca di intelligenze extraterrestri e vita nell'Universo dall’analisi di segnali elettromagnetici provenienti dallo spazio, soprattutto nel campo delle onde radio, ma anche in quello ottico. L’idea è quella di considerare le onde elettromagnetiche come vettori di informazione e di utilizzare i migliori mezzi tecnologici e informatici per captare emissioni radio le cui caratteristiche presuppongano un’origine intelligente.

 

Ci si concentra soprattutto sull’analisi delle onde radio perché queste possiedono i requisiti per essere considerate il mezzo più vantaggioso per le comunicazioni interstellari. Si analizzano in particolare i segnali a banda stretta, caratteristici delle emissioni artificiali (le radiosorgenti naturali emettono in un ampio intervallo spettrale), cercando di eliminare i segnali di rumore provenienti da sorgenti celesti e dall’elettronica dei ricevitori e quelli generati dall’uomo, per es. da trasmissioni televisive, da radar e da satelliti. Il primo esperimento di questo tipo fu eseguito negli anni Sessanta del secolo scorso dall’astronomo Frank Drake, che puntò un radiotelescopio verso le due stelle Tau Ceti ed Epsilon Eridani, simili al Sole.

Si sono poi susseguiti molti altri esperimenti, anche con la partecipazione della NASA, ma tutti con esiti negativi. Il SETI fa attualmente parte di un programma internazionale gestito da istituzioni e centri di ricerca privata. Tra i diversi programmi di ricerca, interessante è il SETI@home, che utilizza milioni di computer di utenti privati partecipanti al progetto per analizzare l’enorme quantità di dati acquisita. Ogni computer riceve una parte di dati che elabora indipendentemente durante la giornata, quando non è occupato in attività principali, mediante un apposito programma messo a disposizione; terminata l’analisi dei dati, li restituisce, ricevendone poi un’altra quantità. I dati da elaborare sono raccolti dal radiotelescopio di Arecibo, in Portorico, dotato del più grande specchio parabolico del mondo.