Interstellar

Gravitazione estrema

Il fisico Kip Thorne è stato consulente e produttore del film, ma ha dovuto lasciare spazio anche alla fantasia, per rendere la sceneggiatura più avvincente.

Alla ricerca di una nuova Terra, gli astronauti e viaggiano velocemente nell’Universo avvalendosi di una sorta di tunnel spaziotemporale (wormhole) che appare misteriosamente vicino Saturno.

Wormhole, buchi neri e lenti gravitazionali

Secondo la teoria della relatività generale di Einstein, i wormhole sono possibili, ma nessun segno di loro è mai stato individuato. Inoltre un wormhole probabilmente collasserebbe rapidamente su sé stesso, a meno che non fosse aperto utilizzando un qualche tipo di materia a energia negativa.

Illustrazione di un wormhole

Interstellar è il primo film che fornisce una rappresentazione del wormhole e di un buco nero (che nel film è chiamato Gargantua), ma gli astronauti sostano in prossimità di esso, una cosa poco credibile. Essi verrebbero probabilmente uccisi dalle radiazioni energetiche emesse dal disco caldissimo di materiale che circonda il buco nero, oppure sarebbero ‘spaghettificati’ dall’enorme attrazione gravitazionale del buco nero, che sarebbe molto più forte a un’estremità del corpo rispetto all’altra.

Il pianeta su cui atterrano gli astronauti orbita molto vicino al buco nero, così vicino che, come lo descrive il film, per ogni ora trascorsa sulla superficie dell’esopianeta, trascorrono sette anni sulla Terra. Tale ‘dilatazione del tempo’ si verifica effettivamente in presenza di campi gravitazionali, ma non è possibile che sia così ben definita.

In ogni caso sul grande schermo il buco nero è rappresentato in modo spettacolare come un oggetto che trasforma il suo disco in caduta di polvere e gas in forme complesse, con l’effetto complessivo ulteriormente complicato dal fenomeno delle lenti gravitazionali, previsto dalla teoria della relatività generale di Einstein, che si verifica quando tra una sorgente e un osservatore s’interpone lungo la linea di vista un oggetto di grande massa, come appunto un buco nero. Il campo gravitazionale di tale oggetto agisce sui raggi luminosi provenienti dalla sorgente come fa una lente, deviandoli lungo traiettorie di differenti lunghezze: si vedono così più immagini della stessa sorgente (miraggi gravitazionali), di aspetto identico ma leggermente separate nel cielo.

Il pianeta vicino al buco nero

Il pianeta coperto interamente di acqua si trova nell’orbita stabile più vicina al buco nero (per questo motivo non viene risucchiato dal buco nero). Per gli astronauti che vi si trovano il tempo scorre più lentamente rispetto agli altri rimasti sull’astronave. Ciò è dovuto alla maggiore vicinanza dal buco nero stesso.

La dilatazione temporale è nel film di 7 anni terrestri per ogni ora passata sul pianeta. Il pianeta deve pertanto orbitare vicinissimo all’orizzonte del buco nero.